Da pochi giorni si è concluso lo stato di emergenza scattato con la diffusione del Covid-19. E, poco alla volta, si cerca di tornare alla “normalità”. Ma quali sono stati gli effetti della pandemia sui giovani?
Gli studi in merito, nel corso di questi due anni, sono stati tantissimi, e hanno scandagliato le diverse problematiche presentatesi. Sinteticamente, ci sono 3 macro-aree in cui si sono rilevati e concentrati i maggiori disagi: salute psichica; socialità; didattica.
SALUTE PSICHICA. Secondo la Fondazione Umberto Veronesi, gli effetti della pandemia sono fortemente evidenti su diversi fronti e su tutte le fasce d’età, dai bambini agli adulti. In particolare, lo studio del Dipartimento di Scienze Biomediche di Humantis University si è concentrato sulla fascia giovanile, rilevando che il 70% degli studenti ha dichiarato di avvertire un sensibile calo della concentrazione durante le ore di studio.
In questa ottica, una ricerca condotta dal Censis lascia emergere come tra i giovani siano sempre più diffusi depressione e disagio esistenziale, dovute in buona parte dalla totale mancanza di socialità. Ma non sono gli unici disturbi ad essere emersi. Un censimento realizzato dall’ISS, che ha visto coinvolte 4700 persone – di cui il 90% di genere femminile – ha rilevato una forte presenza di disturbi alimentari per oltre il 70% dei giovani coinvolti. Riportiamo alcuni dati:
• l’anoressia nervosa colpisce il 42,3% del campione intervistato;
• la bulimia nervosa rappresenta il 18,2% dei casi;
• il binge-eating (disturbo dell’alimentazione incontrollata) colpisce il 14,6% dei casi.
Dati che fanno ulteriormente riflettere se si pensa che il 59% degli intervistati sono in una fascia di età compresa tra i 13 e i 25 anni e il 6% meno di 12 anni.
SOCIALITÀ. Com’è cambiata la vita degli adolescenti in pandemia? Sicuramente le restrizioni hanno obbligato le persone a rivedere i propri stili di vita; prestando però attenzione alle abitudini degli adolescenti, è interessante la ricerca condotta dall’Università di Siena sulle abitudini della generazione Z. Tra i punti più rilevanti emerge che:
• il 40% dei giovani dichiara di uscire molto meno rispetto a prima del Covid;
• più del 40% afferma di non praticare più (o meno frequentemente) attività sportiva o hobby;
• oltre il 70% degli intervistati dichiara di informarsi di più in merito all’attualità;
• oltre il 90% degli intervistati dichiara di avere una forte fiducia nei confronti della scienza e ha scelto di vaccinarsi.
DIDATTICA. Sul fronte della didattica uno studio di riferimento è sicuramente quello di Save the Children, che nel mese di marzo dello scorso anno ha reso noto il rapporto sulle conseguenze della pandemia sull’istruzione.
Un primo dato che emerge, per quel che riguarda il territorio italiano, è la presenza di due velocità in base alle zone geografiche: gli studenti meridionali, rispetto ai coetanei del Centro e del Nord, hanno avuto meno possibilità di partecipare alle lezioni in presenza anche quando previste. In merito a questo fattore nel report si legge che diversi studi internazionali hanno rilevato la gravità della perdita di apprendimento causata dalla chiusura delle scuole e il rischio concreto, in assenza di interventi mirati, di una perdita secca di 0,6 anni di scuola e di un aumento fino al 25% della quota di bambini della scuola secondaria inferiore al di sotto del livello minimo di competenze. Le perdite sono maggiori tra gli studenti provenienti da famiglie meno istruite[…].
La carenza sull’apprendimento viene confermata dai risultati delle prove Invalsi 2021, secondo cui, dopo l’estate, 2 quattordicenni su 5 sono entrati alle superiori con competenze da quinta elementare e quasi 1 maturando su 3 ha concluso il percorso con un livello di competenze da terza media, al massimo da prima superiore.
Attribuire tutta la responsabilità di questo scenario alla didattica a distanza è azzardato, ma sicuramente i risultati lasciano emergere lacune sempre più vaste e non paragonabili a quelle presenti nella fase pre-pandemica.
In questo senso, il rapporto Censis ha valutato l’impatto della DAD sulle performace degli studenti sulla base delle percezioni dei dirigenti scolastici. Da questo emerge che:
• il 75,6 degli oltre 1700 dirigenti scolastici coinvolti è molto o abbastanza d’accordo sul fatto che la DAD abbia “solo accentuato le difficoltà della scuola nel contrastare gli effetti negativi di bassi status socio-economici e culturali dello studente”;
• secondo molti il peggioramento deriva da un uso scorretto della DAD, basato sulla mera trasposizione online della tradizionale lezione frontale senza una vera innovazione didattica;
• il 62% lamenta un generale deterioramento delle competenze, che è stato solo peggiorato dalla didattica a distanza;
• più del 63% è concorde sul fatto che con la DAD non si è riusciti a instaurare una relazione educativa.
